
Fabrizio Cotognini è un compositore, un artista compositore, il quale elabora un raffinato linguaggio espressivo dagli accenti musicali, inscritto in una doppia ottica. Il procedimento adottato per la nuova personale, Divino Dialogare, si concentra sulla ricerca di grandi e preziose incisioni legate alle opere universali di Raffaello, come La Scuola di Atene (1509-1511 ca.), L’Incendio di Borgo (1514), La Morte di Anania (1515-1516), Il Giuramento di Leone III (1517), L’Autoritratto con amico (1518-1520), tradotte da superbi maestri del bulino, Giovanni Volpato (Angarano, 1735 – Roma, 1803) e Raffaello Morghen (Portici, 1758 – Firenze, 1833), o sul reperimento di rare edizioni librarie dalle quali estrapola poetiche riproduzioni delle Muse del Parnaso. I pregevoli reperti, recuperati con costante passione, diventano per Cotognini delle tavolozze, elementi sui quali interviene per far risuonare inediti accordi.
Egli crea originali dispositivi di senso che producono nuove ‘sonorità’ visive grazie agli strumenti propri della cancellazione e della evidenziazione. Nel primo caso, le candide biacche o gli eleganti riverberi della preziosa foglia oro mascherano porzioni di immagini ammantate da un suggestivo mistero, senza subire l’offesa della brutale negazione. Nel secondo, i ritagli di gelatine teatrali sono utilizzati come filtri ottici per evidenziare particolari, illuminando elementi che rinnegano il nascosto per essere portati alla luce.
Un tale procedimento respinge qualsiasi visione antiquariale dell’opera di Cotognini per farla approdare nel fertile regno delle narrazioni, ammantate da uno sguardo concettuale dove la storia dialoga con la contemporaneità. Il materiale di base — i fogli delle incisioni — si arricchiscono di una scrittura che precipita intorno alle immagini come note a margine, appunti di una ricerca erudita in dialogo con l’origine e non con il semplice passato. Senza dimenticare i preziosi disegni, rivelatori della superba mano dell’artista, concepiti come immagini sorgive e inscritti dentro rigorose griglie geometriche in costante dialogo come partiture musicali.
Le recenti opere di Cotognini, pur rimanendo dentro il solco consolidato della sua ricerca artistica, rivelano un particolare sentire, in quanto realizzate per approdare nella Bottega Giovanni Santi della Casa Natale di Raffaello, luogo mitico dove Raffaello bambino inizia il suo apprendistato artistico: esse diventano dispositivi, macchine del tempo ideate per superare i lacci temporali, come molte creazioni del divino Maestro. Basti pensare alla Scuola di Atene, un capolavoro eterno dove antichi filosofi dialogano con artisti e personalità coeve del grande urbinate.
I lavori, costruiti su basi incisorie, sono rebus intellettuali la cui soluzione richiede un percorso attivo da parte del fruitore per decifrarne i variegati riferimenti. Non opere in sé concluse, ma congegni che attivano diversi significati; opere aperte e stratificate che offrono il balsamo e la forza propulsiva del molteplice in un tempo di imperante conformismo.
Come ulteriore omaggio a Raffaello, ripensando alla Madonna del cardellino (1506 ca.), Cotognini fa approdare nella casa anche due installazioni scultoree: un gruppo di Hybridatio Mundi (2024-2025) – uccellini in bronzo posati su una ringhiera — e un teschio con in bocca un volatile, in ricordo dell’enigma legato al calco del cranio del Maestro.
Incisioni, disegni, fusioni, patine, dorature, plastiche, marmi sono i materiali eterogenei, orchestrati da Cotognini con sapienza che creano una polifonia ricca di variazioni pur mostrando un rigoroso ordine concettuale. La complessa architettura visiva dell’artista intreccia un fertile dialogo con l’ombra aleggiante di Raffaello: un omaggio sentito a testimonianza di quanto sia fondante l’arte che attraversa i tempi e rinnova il suo splendore solo grazie alle mani e al pensiero di coloro che la sanno ascoltare. Cotognini ha compreso la lezione e affronta la sfida sviluppando un linguaggio in grado di dar voce a un divino dialogare.